Inverno 2016

Sapore di morte
Il tempo stagnante
Pesa leggero e sfumante nel niente
Sapore di niente
Il tutto si ferma nel grigio presente
Come una tela dipinta di assenze
In questo tempo presente

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Raccolgo
frammenti di carta
dal tempo ingialliti
Nomi di amici e di amori svaniti

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gemma ravagni

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Cervelli in fuga, sapete cosa vi aspetta?

L’ etichetta bisognerebbe utilizzarla con parsimonia.

Intanto, possedere il pacchetto “laurea più master più specializzazione” e acquistare un biglietto di sola andata per una città all’estero, qualunque città sia, non vi qualificano automaticamente come “cervello in fuga”. All’inizio, sei più un paio di chiappe su un sedile Ryanair. Continue reading “Cervelli in fuga, sapete cosa vi aspetta?”

Ad un anno dal referendum (o meglio) Un anno di Brexit

A distanza di un anno ripropongo l’articolo che avevo scritto pochi giorni dopo il Referendum del 23 giugno 2016 perché mi sembra ancora molto attuale, anzi quasi profetico.

 

I feel like I have been dumped by a Referendum

After Brexit I feel like I’ve just split up with my partner, but it’s not one of those civilised, amicable divorces − if there is such a thing − but one of the ‘rat varieties’, meaning: your ex has jlostgirl1ust left you without telling you. In fact he has moved out and you are left with the mortgage and the bills. Even worse, you don’t actually know where he is − dead, gone with the wind, circumnavigating the globe or even space travel. Who knows and who cares. What really matters is that you are left on your own in an empty flat and have no idea what to do and where to go. Your love story has ended tragically, but you don’t know if you are staying or leaving. Your ex has left you, and he couldn’t even be bothered to tell you. You are now sitting in the comfy armchair and are so numb that your brain is like a frozen cod. Do you still have a home and for how long? Did he hate you? You lived with him all this years and you never had an inkling that you were not his type. Unfortunately it happens. He was always kind and didn’t lose his temper much, he bought you the occasional box of chocolate, and now it’s all over. Continue reading “Ad un anno dal referendum (o meglio) Un anno di Brexit”

La riunione

Dopo anni di studi e ricerca il nostro affezionato corrispondente del Polesine, ispirato (modestamente) dal mio post Goodbye Germany, ci rivela una verità che pochi conoscono.

 

hitler arma

 

“Dio mi perdoni gli ultimi giorni di guerra!” Cosa intendeva dire Adolf Hitler con questa oscura minaccia, pronunciata al cospetto di alcuni gerarchi del Reich nella birreria di Monaco l’8 novembre del 1943, quando la sorte del Terzo Reich sembrava ormai segnata?

(http://www.superstoria.it/explorer/visualizza.asp?id=471)

 

Gennaio 1943. Dopo le pesanti sconfitte subite a El Alamein e a Stalingrado, i sogni di vittoria della Germania nazista appaiono irrimediabilmente compromessi.

Il ventisei gennaio, alle tre di notte, Hitler si sveglia urlando frasi sconnesse. Scende dal letto e si avvia barcollante lungo il corridoio della sua residenza privata in Baviera, senza dar segno di riconoscere il volto di Eva Braun o dei più stretti collaboratori. Ha le labbra bluastre, la fronte madida di sudore e respira in modo affannoso. Giunto nell’ampio salone della zona giorno, si aggrappa alla maniglia della porta-finestra per poi crollare in ginocchio sul klinker gelido della terrazza, appena oltre soglia. Lancia occhiate stralunate nell’aria carica di neve, cercando risposte nel cielo invernale, ma il buio sembra così opprimente e così instabile da volergli colare addosso. Continue reading “La riunione”

Un sogno

image

Una rondine di passaggio
Posata su un filo di ragno
Nel vento e la notte buia
Mi guardava dall’alto
Della volta nera del cielo in bufera.
E lui mi disse
Quello straniero che non conoscevo:
Non la vedi lassù?
Una rondinella sola
Lassù posata sul filo di ragno!

Scrutando nel buio non vidi
Ma poi improvvisa l’immagine nitida
Di lucido nero
La vidi
La rondinella con piume arruffate dal vento
Della bufera.

Ma non e’ primavera
Ma si
Una voce timida sussurrò’
È’ primavera.

(Gemma  Ravagni)

Goodbye Germany

A new addition to “Goodbye EU, we are leaving

 

merkel

 

Germany, here we come.

It’s a well-established fact that the Anglo-Saxons are Teutonic people. It’s therefore fair to say that the English and the Germans are closely related, and − like all close relatives − share certain similarities besides linguistics and DNA. For example, they have an irrepressible urge to expand their borders. But while Albion succeeded and ruled the waves for a long time, Germany’s attempts to conquer other European countries have always failed till the establishment of the European Union. Now − without wars, and without bombs − the Germans are finally top dog in the Old Continent, and that’s probably the reason why their cousins, the Brits, want out.

Although the Germans don’t have the same eccentricity the English have, and have always been less successful in international affairs, they are very well known for being better organised than anybody else, at least on this planet. The English have never cared much for Teutonic organization, till Germany became the richest country in Europe and started dominating the continent (again). As I said before, the English and the Germans have many similarities. The most striking one is that they both see themselves as leaders. Unfortunately, the German word for leader is Führer, and that’s why they don’t use it anymore.

The English don’t fear the Germans (even if everybody else in Europe does) for three reasons.

1) The Germans lost both WW1 and WW2.

2) The Germans, according to their cousins, don’t really have a sense of humour. In England, having a sense of humour is like being beautiful in Italy, elegant in France, and…well organised in Germany.

The last reason is that, as we all know, some of the royal family members are of Germanic stock.

Personally I think that  having a foreign royal family −if you must have one− is a very good idea. It keeps everything in perspective, and keeps democracy going. The Royals are close enough to have their little (or big) idiosyncrasies tolerated, but distant enough to have their heads chopped off − if necessary.

Long live the (German) Queen.

(silvana vistola)

Disegnare Viaggiando

 

beach

Nei secoli passati ben pochi potevano permettersi il lusso di viaggiare, e ancor meno di dedicarsi all’arte senza rischiare di morire di fame (su quest’ultimo punto, ahimè, non è ancora cambiato nulla). Per chi poi volesse disegnare e viaggiare, mentre andava alla scoperta di nuovi paesi e alla ricerca di piante e animali esotici, le cose diventavano ancora più complicate. Sicuramente era di grande aiuto nascere in una famiglia ricca, preferibilmente inglese, avere il talento necessario, nonché una buona resistenza alla malaria, e last but not least essere dotati del temperamento flemmatico e deciso di chi non teme nulla: né zanzare, né squali, né ippopotami. Continue reading “Disegnare Viaggiando”

La ballerina

Le inquietudini iniziano molto prima che il sipario si alzi.

Di solito, la sera prima dello spettacolo si accontenta di mangiare solo le sue

La ballerina di Manuela Paparo

unghie. Una carriera del genere richiede passione, concentrazione e spirito di sacrificio.

Il sacrificio non si consuma solo alla sbarra, con la punta di un piede per aria e la punta dell’altro piede che regge il peso di tutto il corpo, e le gambe dritte come lame di forbici. Il sacrificio è un rubinetto aperto in continuazione, un giorno dopo l’altro.

Il corpo della ballerina deve essere un fuscello, affinché i ballerini uomini possano lanciarla in aria e poi recuperarla (e se il trucco non riesce, pazienza, si frantumerà sul pavimento come una collana di vetro).

La ballerina conosce bene la forma di tutti i cibi che fanno ingrassare, e ha inventato il loro sapore: la panna montata sa di nuvole, lo zucchero sa di cipria, la marmellata della corolla dei fiori. Quando era più giovane e incosciente, nel suo tempo libero giocava a mangiare per finta, ma il suo corpo non aveva capito lo spirito del gioco, e aveva iniziato a ingrassare. Allora, per evitare problemi, si è imposta il digiuno assoluto, a trecentosessanta gradi, cioè eseguito sia per finta che per davvero.

Ma il sacrificio non è solo una questione di pancia. Solo voi esseri ordinari pensate che sia così. Il sacrificio è una questione di identità.

Infatti, la ballerina non è mai se stessa, ma è sempre il suo corpo. Quando fa la spaccata, quando salta come un cerbiatto, quando apre le braccia e allunga il collo come un cigno, lei stessa ammira il proprio corpo, e lo sa che quelle splendide membra non sono sue, ma appartengono a una volontà superiore che parla attraverso la musica. Per il pubblico pagante, per gli ammiratori plaudenti, per gli adoratori deliranti, lei è solo questo, un aggregato di membra magiche, con gambe volanti di fenicottero e vitino di vespa.

Quando ha finito di usare il suo corpo, alla fine della giornata, con grazia lo ripone nel letto, le braccia incrociate sulle clavicole, gli occhi chiusi, lo sguardo teso verso il soffitto. Finalmente a questo punto tutto finisce (ma non per sempre), l’anima della ballerina esce dalle sue ossa, vola verso terre lontane, verso città bianche e impalpabili, va dove andrebbe il corpo se appartenesse a se stesso.

(Annapaola Paparo)

Le buone idee vanno da chi le usa

In un’intervista di qualche tempo fa, Margaret Atwood suggeriva un metodo per

Colei che ama dare consigli: “Porta sempre con te un taccuino e una penna. Anzi no, una matita. Le penne possono scoppiare.”

farsi venire delle buone idee:

«Se poggi l’indice di una mano sulla scrivania, sollevi l’altro indice verso l’alto, e aspetti in questa posizione, prima o poi ti verrà in mente la trama di una storia.»

«Tu fai così?» incalzava la giornalista.

«No, io non ne ho bisogno.» Evidentemente, no. Continue reading “Le buone idee vanno da chi le usa”