The Man two steps behind

Sadly, for Queen Elizabeth II, her husband Prince Philip died, aged 99, on 9 April. He has been described by many epithets. The kindest ones are: The Queen’s rock and strength, and the grandfather of the nation. How much of a rock he was only the Queen will know, but he certainly was the man walking two steps behind her, all his life. I must say that I never gave it much thought; it just seemed, to me, an inevitable part of the royal protocol and nothing more. Since Prince Philip’s death I’m wondering if I’ve missed the point entirely. The Queen’s steady, calm, strong and imperturbable personality has been praised over the many years of her reign, and I am asking myself how much did that man, walking behind her like an oversized shadow, contributed to her ability to face the music and dance —it doesn’t matter what? Would the Queen have been equally strong without her supporting husband towering over her? To get a feel of the Queen’s peculiar experience I’m trying to imagine myself, in real life, with a partner standing two steps behind me.

How would I feel? Would that be reassuring or creepily irritating? Just imagine going to an interview followed by someone walking behind you. Exactly two steps behind. After a moment of embarrassment, you would politely explain to the panel that, like the Queen, you take your partner everywhere you go, like a benevolent shadow, and hope they won’t mind. After all the Queen does it, why can’t you do it?  

The sense of security that someone standing behind you, when it is not a policeman, must give you is something unimaginable for most people. Some of you might differ, and some others might even be offended by this statement. I am not proposing a new code of conduct nor imposing a male or female chaperon looking after you. I am just trying to imagine what it is like to have that kind of support in our lives.

People with high levels of anxiety are known to take teddy bears (any plush toy will do) with them in situation they find difficult to face. Imaginary guardian angels and benevolent spirits are also a common form of relief and support in times of trouble. In other cases, a lost loved one might be all the support you need. Scaramantic gestures are also widely used to calm oneself down, feel that you are not alone, and something is looking after you.

Unfortunately, the majority of people don’t have a guardian angel, and even less, a supporting partner who can follow them around throughout the difficult times in their lives, or even the good times in their lives. There will always be situations when you’ll have to confront your fears on your own.

Of course, support is not just having someone standing behind you. It could be many other things, and anyone who gets it in life is very lucky indeed. At the core of a happy individual there are always supporting families, partners, friends, and even co-workers. Support is central to our wellbeing. Societies that are not supportive struggle with many evils. Individual are left falling through the security net and a sense of malcontent and injustice spreads out in all levels of our complex societal structure.

My next step is looking at the pictures of the royal couple to see how much I can tell about their relationship, from their body language.

If the Queen’s job was made easier and lighter by her husband’s presence is a question of opinions. Looking at the photograph, where Prince Philip is dressed in a Queen’s guard uniform, I get a sense of how his practical jokes might have brightened up the Monarch’s life. In moments of boredom, when life puts you in unwelcome circumstances, to have someone behind you who is getting as bored as you or makes you laugh, would certainly make anybody feel more light-hearted and able to cope with whatever life throws at you. Although I don’t think that next time I’m bored and tired I am going to catch a glimpse of a guardian angel standing behind me, I am sure that the Queen will feel the presence of a towering shadow, standing two steps behind her, for the rest of her life.

Chi ha incastrato Pepè le Pew?

Adieu, Pepè

Ultimamente tra me e le altre non va benissimo.

La settimana scorsa, ci sono stati i messaggi di una “lettrice disgustata” (così si è definita) che, a dire la verità, mi hanno fatto piacere: primo, perché non ho mai pensato sul serio di avere delle lettrici (o dei lettori); secondo, perché chi ti odia così tanto in fondo ti ama; e terzo, perché quelle parole confermavano la tesi del mio articolo, cioè che noi donne siamo più inclini a sabotarci a vicenda che a sostenerci (sabotando, alla fine, anche noi stesse).

Ieri, un’amica blogger (superba scrittrice e provocatrice) mi ha redarguita con gentilezza: “Cerchiamo di non fare discorsi di genere”.

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Uova di Pasqua e fiori di Canapa

È di nuovo Pasqua —e Pasquetta, come ogni anno. Ma negli ultimi 13 mesi è successo tanto e niente, seconda i punti di vista. È trascorso poco più di un anno dall’inizio del lockdown in Gran Bretagna. Un anno di pandemia, mascherine, gel per le mani, distanze, divieto di viaggi svaghi bagordi e socializzazioni varie. Devo anche aggiungere cambio di domicilio temporaneo, nel mio caso. Mentre tutto è sospeso in aria il mondo riflette su che strada percorrere dopo la fine di questa pandemia, che ha messo tutti a riposo forzato.

Attenendoci alle regole nazionali, ci siamo riunite in 6 per il pranzo pasquale. Sei donne dai quaranta ai 94 anni, tutte in buona salute, prive di malumori e con una parte del nostro DNA in comune; per celebrare una festa tradizionale come la Pasqua e approfittare della festività per stare insieme.

La tavola è imbandita. Il cibo arriva fumante su teglie di alluminio con nuvolette di odore succulento. Niente di esotico. Oggi ci siamo affidate alla cucina siciliana e per esserne sicure al 100% abbiamo ordinato un abbondante pranzo Pasquale bello-e-pronto. A nessuno di noi andava di cucinare. Festa vuol dire essere libere di fare quello che si vuole. Quindi niente pentole e niente piatti da lavare.

Ci sediamo ai nostri posti, e in pieno rilassamento ci serviamo le vivande a vicenda: dalle lasagne ai carciofi arrostiti, dall’agnello alle patate e  ai peperoni al forno. Mi sono solo concessa uno strappo alla regola,  ho preparato il biancomangiare, un dolce siciliano fatto con latte di mandorla e ciambelle, coperto di mandorle tritate fragole kiwi e gelsomino.

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Affonda l’Avversaria

Dalla rubrica: Donne si nasce ma streghe si diventa

Sophia Loren e Jane Mansfield

L’altro giorno una collega molto più giovane mi ha spezzato il cuore.

La compagnia per cui lavoriamo è stata appena acquisita da un’altra, e ieri mattina, mentre eravamo le uniche persone presenti in ufficio, due tipe dell’azienda madre si sono presentate lì per un sopralluogo. Nell’open space deserto come una gola del Grand Canyon, le ho viste passare e ci siamo presentate, mantenendo i due metri di distanza. Non sembravano minacciose o altro, anzi, erano due donne della mia età e come me in jeans e scarpe da tennis.

La mia collega Monica, invece, incontrando le nuove colleghe in cucina, si è sentita subito a disagio, e una volta finito di preparare il tè, è venuta a raccontarmi di come quelle due le abbiano fatto i raggi X mentre fingevano di ispezionare il frigo e le teiere.

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Una pigra viaggiatrice inglese

“Cunti, dolci e peripezie”

“La piu’ bella regione d’Italia: un’orgia inaudita di colori, di profumi, di luci, una grande goduria” (Sigmund Freud)
Foto di Taormina.it

Qualche anno fa scelsi un libro intitolato ‘The diary of an idle woman in Sicily’, come tema di ricerca per un Phd in scrittura creativa. La scelta fu fatta a naso, dettata da tre elementi principali: Scrittrice donna. Diario. Viaggio. Sicilia. Non ricordo neanche come e dove riuscii a trovare quest’opera della scrittrice inglese dal nome altosonante di Frances  Minto Elliot. Diciamo che fu uno di quegli incontri fatali, e che fu il libro a trovare me, come ogni libro che si rispetti. Al tempo, diedi un’occhiata sommaria alle pagine, lessi il primo capitolo, e decisi di presentare il mio progetto per il corso universitario. Avevo trovato quello che mi serviva. Alla fine, non accettai l’offerta dell’università a causa di impegni di lavoro, tempo, e costo, e il libro fu accantonato e dimenticato nel mio laptop tra migliaia di files.

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Il Coraggio delle Tette

Dalla rubrica: Donne si nasce ma streghe si diventa

Victoria Museum Archives

Oggi parliamo di tette, ma anche di culi, e di tutte le curve che torniscono il meraviglioso corpo di noi femmine. Se non vi dispiace, partirei dalle prime che ho conosciuto e adorato, quelle di mia madre. Da piccola intercettavo il momento in cui andava a cambiarsi o a mettersi il pigiama. Non fallivo quasi mai. Lei voleva cinque minuti per stare in pace, da sola, ma io la esasperavo. “Che guardi?” domandava, più che altro a se stessa. Da parte mia, non avevo le parole. Non le avevo, per esempio, per descrivere il prodigio delle calze di filanca che un attimo prima facevano parte di lei, mentre un attimo dopo giacevano inanimate come zampe posticce.

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